Digitalizzazione del patrimonio culturale - BPER GALLERIA
Digitalizzazione del patrimonio culturale: verso una cultura sempre più accessibile


In un mondo profondamente trasformato dal digitale, anche l’arte e la cultura si sono adeguate alle necessità e alle tendenze attuali. Disporre di archivi digitali non è solo utile, ma indispensabile: il digitale abbatte barriere territoriali, economiche e sociali, garantendo un’accessibilità molto più ampia dei beni culturali.
La transizione verso la cultura digitale e il patrimonio culturale digitale
La digitalizzazione del patrimonio culturale, dei musei e degli archivi storici affonda le sue radici a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Basti pensare agli OPAC, i cataloghi online delle biblioteche, nati nelle università americane negli anni ’70 e accessibili in Italia dal 1997.
Ma se prima degli anni 2000 la cultura digitale assumeva solo le sembianze di un archivio, negli ultimi decenni le evoluzioni sono state continue. Rilievi 3D, video e fotografie in alta definizione, piattaforme condivise, tour virtuali e videogiochi hanno cambiato il modo di fruire l’arte. Anche la pandemia di COVID-19 ha contribuito a un’accelerazione digitale, spingendo realtà culturali grandi e piccole a digitalizzare opere e percorsi per offrire visite guidate virtuali. Un esempio di come la cultura sia riuscita a rispondere a un’esigenza latente: diventare più accessibile. Poter disporre di un patrimonio culturale digitale è infatti un grande passo in avanti per un settore che è spesso considerato per pochi esperti.
Come sviluppare un progetto di digitalizzazione dell’archivio storico
Un progetto di digitalizzazione di un archivio storico è un processo strutturato che richiede competenze e tecnologie specifiche. Solitamente si articola in queste fasi:
- Analisi preliminare e censimento di documenti e oggetti, per valutarne quantità, stato di conservazione, valore storico-artistico e collocazione fisica.
- Pianificazione e scelta della piattaforma digitale più adatta agli obiettivi.
- Digitalizzazione vera e propria, con scansione normale e in 3D e fotografia professionale.
- Metadatazione, ovvero l’associazione per ogni documento a metadati relativi a contenuto, provenienza, datazione e caratteristiche.
- Accessibilità e conservazione, con l’archiviazione in un sistema ordinato e duraturo.
Seguendo queste fasi, un archivio può diventare una risorsa dinamica, utile alla creazione di altri strumenti interattivi e didattici.
Archivi storici digitalizzati e la memoria d’impresa
Gli archivi storici digitalizzati sono efficaci anche per conservare e valorizzare la memoria dell’istituzione e del territorio di cui fanno parte. Per imprese e fondazioni che custodiscono una collezione, preservarne e
ricostruirne la storia significa renderla uno strumento vivo e costantemente in dialogo con il presente, superando l’idea di deposito chiuso e polveroso. L’archivio storico racconta infatti decenni (se non secoli) di scelte, relazioni e presenza sul territorio, attraverso documenti, fotografie e opere acquisite nel tempo.
In questo contesto si inserisce anche La Galleria BPER, che attraverso la valorizzazione del proprio patrimonio artistico e documentario contribuisce a custodire e raccontare la memoria d’impresa relativa alle sue sedi. La digitalizzazione è un alleato fondamentale per questa missione, favorendo nuove modalità di accesso, studio, condivisione e divulgazione del patrimonio culturale, immerso nei territori di riferimento.
Beni culturali e nuove tecnologie: l’evoluzione nei musei digitali diffusi
Il rapporto tra beni culturali e nuove tecnologie risulta oggi più maturo e completo rispetto al passato. Tra gli strumenti principali:
- Tour virtuali a 360°, per “camminare” tra le sale di musei e palazzi come su Google Arts & Culture, che permette di visitare gratuitamente istituzioni come gli Uffizi o la National Gallery.
- Scansioni 3D di sculture e reperti, utili per la conservazione digitale e in ambito didattico.
- Realtà aumentata, che sovrappone contenuti multimediali all’osservazione diretta dell’opera.
- Piattaforme aggregatrici come Google Arts & Culture, Europeana, dedicata al patrimonio culturale europeo, o l’app Smartify, per scansionare opere nei musei o esplorarle in digitale con audioguide.
- Videogiochi, creati sia da istituzioni culturali come il MANN con Father and Son, sia da aziende come Ubisoft con la serie Discovery Tour di Assassin’s Creed, che trasforma il videogame in un museo interattivo esplorabile in epoche come l’antico Egitto o la Grecia classica.
Il museo digitale diffuso nasce dall’incontro tra queste tecnologie e le collezioni distribuite in diverse sedi: mappe interattive, siti web, piattaforme e app creano un contatto diretto tra percorso fisico e digitale, aumentando l’esplorazione e la scoperta.
Anche La Galleria BPER ha ampliato la sua portata di museo diffuso grazie al digitale, dedicando una sezione del sito web ad alcune opere della collezione, liberamente esplorabili. Un approccio che non si sostituisce alla visita, ma va invece a completarla o anticiparla.
La digitalizzazione ha quindi ridefinito schemi, fruizione e didattica legati all’arte e alla storia. Non riguarda più solo le grandi istituzioni, ma è invece una trasformazione che coinvolge molteplici realtà museali, gallerie e collezioni. In Italia è stato avviato un Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale (PND), a conferma di come questo processo sia considerato una priorità strategica e non un’opzione accessoria. La spinta verso la cultura digitale sta diventando parte di una visione condivisa, fautrice di un mondo storico-artistico sempre più accessibile.