L'arte come maestra: funzione educativa e didattica museale - BPER GALLERIA
L'arte come maestra: funzione educativa e didattica museale


L’arte non è stata concepita solo per essere osservata, ma per comunicare qualcosa. Fin dagli albori, con i primi ritrovamenti rupestri, si percepisce quanto il segno andasse oltre il mero orpello. Non si voleva decorare, ma trasmettere, ricordare, auspicare, prevedere, condividere. Questo ci fa intendere quanto l’arte sia alla base della civiltà umana e quanto l’abbia accompagnata costantemente durante tutto il viaggio.
Grazie ai manufatti rinvenuti fino a noi, grazie ai simboli, ai dipinti, alle statue e alle architetture siamo oggi in grado di ricostruire la storia, la cultura dei diversi popoli che si sono susseguiti e che abitano tuttora la Terra. L’importanza primaria dell’arte sta proprio qui: l’essere segno e memoria del passaggio umano.
Eppure, non si limita a questo: osservare, comprendere e vivere un’opera porta a sviluppare il pensiero critico, la sfera emotiva e diverse competenze. In questo senso giocano quindi un ruolo fondamentale l’educazione artistica e la didattica museale, essenziali per una formazione completa e consapevole.
L’arte come strumento educativo e motore del pensiero critico
Perché si studia storia dell’arte a scuola? Questa è una di quelle domande che, se non ci siamo fatti almeno una volta nella vita in prima persona, è possibile che sia stata comunque pronunciata da compagni di classe, genitori o altri insegnanti. Ciononostante, l’Italia possiede il maggior numero di siti UNESCO, quindi il patrimonio artistico italiano è effettivamente il più grande al mondo e merita di essere conosciuto molto bene. L’arte fa parte della nostra vita quindi anche dei nostri studi, in quanto profondamente radicata nella storia umana e soprattutto nel nostro territorio.
Ma quindi, riassumendo, perché si studia (o si dovrebbe studiare) la storia dell’arte?
- Per stimolare il pensiero critico, ovvero la capacità di analizzare fatti, informazioni e dati in modo oggettivo e razionale, andando oltre i pregiudizi e valutando diversi punti di vista. Il pensiero critico è inoltre fondamentale per il problem solving, abilità molto importante sia nel contesto scolastico/lavorativo che nella vita.
- Per comprendere meglio la storia dell’umanità e le altre discipline, incluse le materie scientifiche (basti pensare alla percezione del colore).
- Per ampliare il proprio bagaglio culturale e poter apprezzare meglio, riconoscere e salvaguardare i beni culturali.
- Per sviluppare la propria sfera emotiva e relazionale, sia attraverso la comprensione dell’opera d’arte sia nella sua realizzazione in prima persona.
- Per coltivare il pensiero laterale, ragionando non per schemi o concetti preimpostati, ma in modo creativo e non convenzionale, percorrendo strade alternative.
L’educazione artistica svolge un ruolo fondamentale proprio perché ci aiuta a ragionare e ad emozionarci allo stesso tempo, stimolando il pensiero critico ma anche l’empatia, la sensibilità. Può sembrare un controsenso, ma l'arte unisce una dimensione razionale e metodica a una componente più emotiva e quasi irrazionale. Proprio per questo si rivela una risorsa formativa straordinariamente ricca e completa. Infatti, diversi filosofi e pedagogisti hanno posto proprio l’arte al centro dello sviluppo umano e cognitivo. Solo per citarne alcuni:
- John Dewey, filosofo americano, ha creato il concetto di “imparare facendo” (learning by doing) e ha scritto il saggio “Arte come esperienza” nel 1934.
- Rudolf Steiner, filosofo austriaco, ha progettato e fondato le scuole Waldorf (o Steineriane), simbolo di un approccio educativo che mette al centro l’armonia spirituale e corporea dei bambini. L’arte rappresenta il motore dell’intero apprendimento e ogni disciplina passa attraverso l’esperienza.
- Herbert Read, critico e filosofo britannico, ha scritto “Educare con l’arte” (Education Through Art) nel 1943, libro cardine del suo pensiero, in cui afferma che l’arte deve essere la base fondamentale di ogni processo educativo.
- Loris Malaguzzi, pedagogista italiano, ha sviluppato il Reggio Emilia Approach, una filosofia educativa in cui l’espressione artistica assume un ruolo centrale per la formazione, ed è strumento cognitivo e comunicativo fondamentale.
L’evoluzione dell’educazione artistica: la Didattica Museale
Fortunatamente l’educazione artistica non risulta essere un compito relegato unicamente all’istituzione scolastica, ma trova una sua naturale prosecuzione nel contesto del museo. Ecco quindi che possiamo parlare di didattica museale, di laboratori e messa in pratica di ciò che si osserva. Con la didattica museale è davvero l’esperienza a essere al centro e l’arte come strumento educativo riesce ad acquisire un fascino e un interesse maggiori per il pubblico.
È importante però fare una premessa, perché il museo non è sempre stato lo stesso, così come il suo rapporto con le persone che ne fruiscono. Dalle collezioni private del Rinascimento fino a oggi sono stati fatti grandi passi in avanti, ma è solo dagli anni ’70 del Novecento che si è iniziato a parlare di didattica all’interno del museo in Italia.
L’attuale definizione del museo da parte di ICOM (International Council of Museums) infatti è questa:
«Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.»
I musei devono quindi essere accessibili e inclusivi, offrire esperienze “per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione delle conoscenze”, ponendosi come ponte attivo per la partecipazione della società. Si toccano i punti alla base della didattica museale, che vuole infatti coinvolgere in modo esperienziale il pubblico, comunicando in modo più diretto e meno teorico, per indurlo a ragionare e riflettere. I laboratori didattici museali sono i cardini di questo approccio, che fanno toccare l’arte con mano, diventando esperienza viva.
Impossibile a questo punto non citare Bruno Munari, fondatore di uno dei primi laboratori didattici italiani presso la Pinacoteca di Brera, nel 1977. Il designer amava ripetere il proverbio cinese “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, mantra assoluto per questa attività. Riuscì così a creare una sorta di rivoluzione nell’educazione artistica dell’epoca, rielaborando e rileggendo l’arte in modo da avvicinarla alle persone, soprattutto ai bambini e alle bambine. Scomporre le opere in segni, linee e colori per poi andarle a indagare con diversi materiali, faceva sì che sedimentassero attraverso l’esperienza del fare. L’esempio pratico era fondamentale e si sostituiva alle spiegazioni a parole, così le mani e tutto il corpo diventavano protagonisti della conoscenza.
Didattica museale: esempi di approcci formativi innovativi
I laboratori didattici nei musei si sono sempre più diversificati, guardando anche alle nuove tecnologie. Visite esperienziali e laboratori con materiali si affiancano a gamification e realtà virtuale, fornendo un’ampia gamma di attività. Alla base rimangono sempre due concetti fondamentali:
- Il learnign by doing, teorizzato da Dewey, ovvero l’apprendimento attraverso l’esperienza.
- Lo storytelling, strumento molto efficace, che consiste nel raccontare il contesto storico, la biografia dell’artista o le vicende legate alla realizzazione dell’opera in modo coinvolgente.
Alcuni esempi di approcci formativi o laboratori didattici museali innovativi:
- Il Museo Egizio di Torino ha sviluppato un virtual tour dedicato a giovani delle scuole primarie e secondarie, che permette di esplorare ambienti normalmente non accessibili. È integrato anche un videogioco in cui è possibile recuperare indizi storici e sbloccare contenuti sulla civiltà egizia.
- Il MANN, Museo Archeologico di Napoli, ha prodotto invece Father and Son, il primo videogioco al mondo realizzato da un museo archeologico, che offre la possibilità di sbloccare contenuti extra visitando fisicamente il museo.
- I Musei Civici di Reggio Emilia uniscono tradizione e sperimentazione con il progetto immersivo “Una settimana al museo”, invitando una classe a vivere per una settimana gli spazi del museo, con un’aula dedicata. È stato creato anche il C-Lab, un laboratorio per esperienze digitali, gamification e design thinking.
- Il MUDEC, Museo delle Culture di Milano, che mira all’educazione interculturale con un’offerta didattica basata sul metodo hands-on, in cui si usano i sensi, la sperimentazione pratica e l’immedesimazione per imparare.
L’importanza pratica dei laboratori didattici nei musei
L’osservazione da sola non basta. Per capire un’opera d’arte, per fruire correttamente ciò che possiamo trovarci davanti, sono necessari altri canali. Le parole, se mal veicolate, rischiano di risultare fuorvianti, oppure troppo complesse, con il risultato di allontanare.
Cosa fa quindi, in concreto, la didattica museale? Costruisce dei ponti. Non attraverso il solo linguaggio verbale, ma con materiali, esperienze in prima persona, emozioni, condivisione. Gli approcci che si possono utilizzare, come abbiamo visto, sono molteplici. Importante è tenere a mente il pubblico al quale si rivolgono: giovani, persone adulte o anziane, persone con disabilità, hanno attenzioni, sensibilità, approcci diversi. È necessario quindi diversificare ogni laboratorio e trovare una chiave di lettura che possa catturare e attivare l’attenzione. Più si coinvolgono i sensi e si utilizza un veicolo sensoriale, più questo si sedimenta nella mente come ricordo ed esperienza, facendo assimilare meglio un concetto annesso. Anche quando vengono svolte delle visite guidate, l’aneddoto, la curiosità e il modo di raccontare –-in una parola lo storytelling- fanno sì che la teoria risulti più quotidiana e così più semplice da apprendere.
L’offerta formativa de La Galleria BPER per le scuole
La Galleria BPER propone attività didattiche pensate per le scuole di ogni ordine e grado, costruite intorno all'arte e alle emozioni. L’obiettivo di questi percorsi didattici è quello di far vivere in modo partecipato la collezione e le mostre temporanee attraverso progetti unici e originali.
Ogni proposta è pensata e creata appositamente per il pubblico di riferimento, differenziata quindi per fasce di età, dalla scuola primaria fino alla secondaria di II grado. L’offerta didattica trasforma la visita in un’esperienza interattiva o sensoriale, oppure la completa in laboratorio attraverso la manipolazione di materiali. Il format è quindi di tipo interattivo/esperienziale, in cui le ragazze e i ragazzi possono esplorare, scoprire, ragionare e giocare.
Esiste anche una sorta di progressione nelle attività proposte in base alla fascia di età:
- Alla primaria prevale il gioco puro, con indovinelli, caccia al tesoro, carte e piccoli oggetti da costruire.
- Alla secondaria di I grado si introduce una componente di scrittura e riflessione, legata allo storytelling.
- Alla secondaria di II grado la composizione scritta diventa più articolata e si introduce maggiormente il confronto critico.
Il filo conduttore è l’unione tra arte e parola, che pone la scrittura creativa come strumento di rielaborazione dell’esperienza visiva. Oltre alla scrittura e alla letteratura, persistono anche legami con la semiotica, la logica e la comunicazione. Inoltre, la storia dell’arte diventa spunto di riflessione su tematiche del presente, permettendo di allenare il pensiero critico.
L’attenzione de La Galleria non si ferma però a questi laboratori: il programma prevede anche PCTO per gli studenti delle superiori e iniziative di accessibilità per un pubblico con disabilità. Fruizioni tattili, contenuti audio e assenza di barriere architettoniche permettono a tutti un’esperienza completa all’interno dei percorsi.
L’arte, come abbiamo visto, è un potente strumento educativo, che dovrebbe occupare un posto di rilievo all’interno della società. Rappresenta il primo segno comunicativo dell’umanità: fin dalle origini, l’arte ha dato forma a moti interiori che spesso le sole parole faticano ad esprimere, e che si comprendono solo attraverso l’esperienza del fare. È proprio in questo passaggio, dal segno all’esperienza vissuta, che si gioca il valore educativo dell’arte. Infatti, una solida educazione artistica, sostenuta da una ricca didattica museale, non si limita a trasmettere nozioni, ma concorre a formare persone più consapevoli, riflessive ed empatiche.
FAQ
Qual è la funzione educativa dell’arte? La funzione educativa dell’arte consiste nello stimolare contemporaneamente pensiero critico e sfera emotiva. Attraverso il suo studio, si sviluppano capacità di analisi, sintesi e problem solving, si amplia il proprio bagaglio culturale, si comprendono meglio altre discipline, si coltivano empatia, sensibilità e pensiero laterale.
Che cos’è la didattica museale? La didattica museale è l’insieme di attività, percorsi e laboratori che il museo mette a disposizione per trasformare la visita in un’esperienza di apprendimento attivo. Costruisce dei canali per fruire in modo diverso, più pratico ed esperienziale, l’opera d’arte.
Come funzionano i laboratori didattici nei musei? I laboratori didattici nei musei possono comprendere attività integrate nella visita guidata, che diventa interattiva o esperienziale, oppure prevedere attività separate successive alla visita. Permettono a chi partecipa di sperimentare in prima persona tecniche e materiali, oltre ad avvicinare emotivamente e spiritualmente all’opera.