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Tour dei 100 Apollo e Marsia

Apollo e Marsia

Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino - 1620
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Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino Cento, 8 febbraio 1591 - Bologna, 22 dicembre 1666
Dettagli opera
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
67 x 58,5 cm cm
Anno
1620
Epoca
'400 e '500
Dove si trova?

Modena
Via Scudari, 9,
41121 Modena

Apollo e Marsia

Ovidio (Metamorfosi, VI, 382-400) narra che il fauno Marsia, inorgoglito delle sue abilità nel suono della siringa, osò sfidare in una contesa musicale Apollo, il quale, una volta battuto, lo scuoiò. Il presente dipinto va identificato con uno posseduto dal cardinale Alessandro d’Este e descritto come “un Ritratto d’Apollo con Marsia del Guerzino di Cento” nell’inventario dei beni romani passati alla sua morte (1624) alla principessa Giulia d’Este. Il pittore priva il racconto mitologico di ogni indugio narrativo e la composizione, in virtù del taglio ravvicinato, diventa un diretto studio dei caratteri, reso più intenso dal vibrante battito della luce e dall’uso espressivo delle ombre, che velano un momento di quasi sensuale turbamento del giovane dio, arditamente sfidato dal fauno. La tela appartiene al momento più fervido dell’attività del Guercino e ricopre una particolare importanza non solo per la ricostruzione della fase giovanile del pittore ma anche per quella del collezionismo estense, dove ebbe grande rilievo il cardinale Alessandro.

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Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino

Secondo i biografi seicenteschi, si sarebbe formato quasi da autodidatta, studiando i pochi dipinti dei Carracci presenti nella sua zona, in particolare la celebre Madonna e Santi di Ludovico, ora alla Pinacoteca di Cento. I suoi primi lavori, come i fregi nelle case centesi e le opere per le chiese locali, mostrano una forte partecipazione emotiva ispirata da Ludovico. Nel 1617, Ludovico stesso lodò le sue doti in una lettera, definendolo “gran disegnatore” e “felicissimo coloritore”. Negli anni ’20 a Bologna maturò il suo stile peculiare, caratterizzato da una tecnica a macchia che stupì i contemporanei. Il soggiorno romano (1621-1623) fu decisivo: il suo naturalismo si attenuò, cedendo a uno stile più classico e composto, influenzato anche da Guido Reni. Nel periodo maturo realizzò capolavori raffinati e letterari, apprezzati da una committenza internazionale, pur perdendo parte della sincerità e della forza emotiva delle opere giovanili.