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Tour dei 100 Contadino che suona il liuto (Allegoria dei Cinque sensi)

Contadino che suona il liuto (Allegoria dei Cinque sensi)

Bartolomeo Passerotti - 1550
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Bartolomeo Passerotti Bologna, 1 gennaio 1529 - Bologna, 3 giugno 1592
Dettagli opera
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
111 x 77 cm
Anno
1550
Epoca
'400 e '500
Dove si trova?

Modena
Via Scudari, 9,
41121 Modena

Contadino che suona il liuto (Allegoria dei Cinque sensi)

Capolavoro del genere delle “pitture ridicole” in auge alla fine del XVI secolo, la tela costituisce uno degli apici più sorprendenti del catalogo di Bartolomeo Passerotti, in virtù dell’abilissimo gioco tra artificio e natura, tra fedele descrizione del vero e la sua distorsione caricaturale con intento moraleggiante e sarcastico. In consonanza con il Discorso intorno alle immagini sacre et profane del cardinale Gabriele Paleotti, comparso a Bologna nel 1582, questo genere di pittura, basso e triviale, può sottrarsi al “decoro” indispensabile nella pittura di genere alto. Se è evidente l’allusione ai cinque sensi, simboleggiati dallo sguardo, dal canto, dal profumo della rosa, dalle mani che toccano lo strumento, dal cane che azzanna il pane, il dipinto contiene anche una pesante ironia nei confronti dell’erotismo senile: il vecchio contadino si perde mentre strimpella una melodia – forse una serenata amorosa, come suggerirebbe il vezzoso fiore sul cappello – e non si accorge che il cane gli sta portando via la pagnotta. Questo tipo di produzione del Passerotti, sorprendente per il grado di verità degli oggetti di vita quotidiana, si colloca a partire dagli anni Settanta, in contiguità con le opere di Vincenzo Campi (1536-1591) e in anticipo sul Mangiafagioli di Annibale Carracci (1584-1585) della Galleria Colonna di Roma.

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Bartolomeo Passerotti

Bartolomeo Passarotti nasce a Bologna nel 1529 ed è ricordato soprattutto per le sue pitture di genere e nature morte. Si forma inizialmente nella sua città, ma intorno al 1550 si trasferisce a Roma per perfezionare la tecnica. Qui conosce Michelangelo, anche se le influenze più forti sul suo stile provengono da Correggio e Parmigianino. Tornato a Bologna nel 1560, mantiene i contatti con l’ambiente romano e inizia a produrre opere di grande qualità. Nella sua pittura emerge una vivace freschezza, con scene affollate da personaggi e oggetti, in una commistione che richiama, seppur con esagerazione, i modelli nordici. Raffigura venditori, popolani, fiori, pesci e uccelli con un gusto attento al dettaglio quotidiano. Muore a Bologna nel 1592.