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Tour dei 100 Susanna e i vecchi

Susanna e i vecchi

Ludovico Carracci - 1590
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Ludovico Carracci Bologna, 21 aprile 1555 - Bologna, 13 novembre 1619
Dettagli opera
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
169 x 128 cm cm
Anno
1590
Epoca
'600
Dove si trova?

Modena
Via Scudari, 9,
41121 Modena

Susanna e i vecchi

Ludovico Carracci conferisce all’episodio biblico una connotazione apertamente erotica. La tela, già citata da Carlo Cesare Malvasia (1678) in collezione Widman a Venezia, viene ricordata in un inventario seicentesco come “Susanna violentata dai vecchi del Carracci”. L’ambientazione in un folto giardino all’ora del tramonto sottolinea il senso drammatico del racconto: il turpe affanno dei vecchi che si protendono a profanare la bianca e seducente nudità della donna, ancor più provocante nello scorcio azzardato, il pianto di vergogna dell’angioletto. Se ne può indicare una datazione nel corso dell’ultimo decennio del XVI secolo, allorché Ludovico irrobustisce la sua vena narrativa con un’espressività più patetica, che prelude ormai al vitalismo dell’età barocca. Un disegno preparatorio per la figura di Susanna (Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1547 Orn.) mette in luce lo studio di modelli michelangioleschi da parte dell’artista bolognese.

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Ludovico Carracci

Tra i protagonisti della “riforma” dei tre Carracci, è quello che rimane più coerente con l’ideale di naturalezza domestica e affabile, contrapposta all’intellettualismo manierista. Nel 1584 partecipa con i cugini al fregio di Palazzo Fava, evidenziando la sua inclinazione per l’aspetto emotivo e patetico delle scene. La sua attività oscilla tra l’intimismo malinconico dell’Annunciazione e l’energia luminosa e protobarocca della Caduta di san Paolo, entrambe alla Pinacoteca di Bologna. In opere come la Pala Bargellini (1588) e gli affreschi di Palazzo Magnani (1590), la pittura si fa turbolenta e coinvolgente, esprimendo la psicologia dei personaggi. Negli affreschi del chiostro di San Michele in Bosco (1605-06) e nelle Esequie della Vergine (1606-09) emerge un pathos acceso e visionario, che negli anni successivi si fa ancora più profondo e introspettivo.