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Tour of 100 Allegoria dell’Abbondanza (o della Liberalità)

Allegoria dell’Abbondanza (o della Liberalità)

Valerio Castello - 1659
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Valerio Castello Genova, 12 dicembre 1624 - Genova, 17 febbraio 1659
Opera details
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
102x134,2 cm
Anno
1659
Epoca
'600
Where is it located?

Genova
Via Cassa di Risparmio, 15,
16123 Genova

Allegoria dell’Abbondanza (o della Liberalità)

Il dipinto, che proviene dal palazzo Doria di Strada Nuova (l’attuale via Garibaldi 6), è concordemente attribuito a Valerio Castello, tra i più grandi pittori genovesi del Seicento, e viene collocato negli ultimi anni della sua breve ma fulminante carriera. In merito all’identificazione del soggetto sono state proposte due letture che potrebbero tuttavia anche incrociarsi: sulla base di Cesare Ripa (1603), Federica Lamera ha suggerito che si tratti dell’Allegoria dell’Abbondanza, sempre accompagnata dal corno della dovizia; Camillo Manzitti invece, pure partendo da Ripa, ha avanzato l’identificazione con la Liberalità: con la mano di sinistra essa tiene poggiato al fianco un bacile pieno di gemme e di monete d’oro che con l’altra mano elargisce ad alcuni puttini ridenti. Considerate alcune difformità che si osservano tra il repertorio e il dipinto, è possibile che Valerio, con la consueta libertà compositiva, abbia attinto all’iconografia di entrambe le virtù creando un’elegante sintesi che dà vita a un’immagine nuova. Nel castello Doria di Montaldeo è stata di recente ritrovata una tela raffigurante una Carità, opera dello stesso Castello, che presenta medesime dimensioni e forma centinata, indicando che si tratta di un pendant della tela in oggetto.

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Valerio Castello

Valerio Castello (Genova, 1624 – Genova, 1659) è stato uno dei principali pittori barocchi genovesi del Seicento. Figlio d’arte, si formò con Domenico Fiasella e si ispirò a Rubens e Van Dyck, sviluppando uno stile vivace e dinamico. Lavorò a importanti cicli decorativi in chiese e palazzi, tra cui quelli di Palazzo Balbi-Senarega. Fu celebre per le sue scene religiose, mitologiche e allegoriche. Nonostante la morte prematura a 35 anni, lasciò un'impronta decisiva sulla pittura genovese.