Caos come principio generativo - BPER GALLERIA
Caos come principio generativo: la mostra “CAOS χάος” e il festivalfilosofia 2026


Come tradurre in progetto espositivo un concetto che oscilla tra vuoto, confusione e potenziale generativo? È la domanda da cui muove "CAOS χάος. Spazi e poetiche dell'arte informale", la mostra curata da Daniela Ferrari presso Palazzo San Carlo a Modena, de La Galleria BPER.
Visitabile dal 18 settembre 2026 al 7 febbraio 2027, il percorso mette in dialogo le opere della Corporate Collection BPER con prestiti provenienti da importanti istituzioni pubbliche e da collezioni private, per raccontare come da uno stato di apparente disordine possa nascere un pensiero generatore e vitale. Il progetto si inserisce nel calendario della XXVI edizione di festivalfilosofia, in programma dal 18 al 20 settembre 2026 tra Modena, Carpi e Sassuolo, che quest'anno sceglie proprio il caos come parola-chiave della propria riflessione.
La parola “caos” viene da lontano, ma il suo significato è cambiato nel tempo. Da “vuoto primordiale” a disordine, il caos ha subìto diverse interpretazioni, fino a diventare forza generatrice. È da questo concetto che l’arte informale prende spunto per creare un nuovo linguaggio nel dopoguerra. Il caos nell’arte è in realtà casualità cosciente, materia, segno e gesto espressivo.
Dal Caos al Cosmos in filosofia: il significato oltre il disordine
Nel linguaggio comune il caos evoca disordine, confusione, imprevedibilità e mancanza di regole, eppure il significato filosofico di caos ha origini diverse e molto lontane. La parola greca χάος si lega infatti ai vocaboli χαίνειν e χάσκειν, che significano "essere aperto, spalancato". Si definisce così l’idea di una discontinuità, di un’apertura che interrompe il procedere regolare delle cose, un concetto scelto anche per descrivere lo stadio originario da cui nasce l’universo, e che ancora oggi definisce il senso di caos in filosofia. Sia nella cultura greca che in quella biblica infatti, il caos è rappresentato rispettivamente come prima realtà a manifestarsi e “vuoto primordiale” (dalla Teogonia di Esiodo), che come terra informe e vuota che precede la creazione (racconto della Genesi). Rappresenta quindi una condizione originaria antecedente all’ordine, ma non è l’opposto dell’ordine, semplicemente la premessa che porta a qualcosa di nuovo.
Nella Teogonia di Esiodo, il Caos è proprio la condizione originaria dell’ordine, quindi lo spazio da cui il Cosmo – il mondo ordinato – può emergere. Il passaggio e la tensione tra Caos e Cosmos in filosofia è quindi il racconto di una soglia, il momento in cui l’indistinto si fa forma. Si tratta di un dialogo necessario affinché quello spazio informe e sospeso diventi terreno fertile per la creazione. Il caos quindi, nella sua accezione più antica e filosofica, è una promessa silenziosa e rassicurante di una futura esistenza.
L’arte contemporanea nel caos del dopoguerra: la “tabula rasa” e la rinascita
Tra le macerie materiali e morali conseguenti all’uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, alcuni artisti decidono di ripartire da zero, rifiutando la rappresentazione figurativa tradizionale. È questa la logica della “tabula rasa”, che cancella i linguaggi precedenti per crearne di nuovi, concetto alla base dell’arte informale. In questo caso, non ci si affida più alla figura, al disegno o alla prospettiva, ma diventano protagonisti il gesto, la materia e il segno. Il caos non è più distruzione, ma terreno fertile per la rinascita, per un nuovo linguaggio visivo sganciato dai precedenti, che reinventa le proprie regole.
L’arte si esprime attraverso l’informe e il caso, quindi anche con la casualità di ciò che succede nell’incontro con la tela. L’arte informale è stata così definita per la prima volta nel 1951, dallo studioso e critico francese Michel Tapié.
Cos’è l’arte informale italiana: materia, gesto e segno
L’arte informale italiana nasce dal bisogno di ripartenza nel dopoguerra, dalla fine degli anni Quaranta. Si tratta di una corrente artistica di respiro internazionale, che risente del cambiamento di baricentro nel mondo dell’arte, che dall’Europa si sposta verso gli Stati Uniti. Oltre a subire questo cambio di rotta, l’arte informale italiana è anche influenzata dall’espressionismo astratto, così la pittura evolve in varie forme. Si fa più gestuale oppure cromatica, spaziale, in alcuni casi figurativa, oppure segnica.
Un elemento accomuna queste diverse espressioni, ovvero l’idea di una casualità cosciente alla radice del gesto artistico, dell’azione pittorica o plastica. Esiste in questo una grande consapevolezza nel voler dare voce a sentimenti nati in un tempo sospeso, attraversato da paura, passione, disagio e tensione critica. Sensazioni che trovano nell’informale, nella materia, nel gesto e nel segno un’espressione più esplicita ed esplicativa di parole o figure tradizionali. Le arti scelgono quindi di allontanarsi dalla figurazione e la soggettività dell’artista prende il sopravvento: non importa più l’oggetto da rappresentare, ma il soggetto che sente, agisce e lascia traccia di sé.
I protagonisti dell’esposizione: Burri, Fontana e i maestri dell’Informale
La mostra "CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale" riunisce alcuni dei nomi più rappresentativi di questa corrente: Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Renato Birolli, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Gianni Dova, Lucio Fontana, Gastone Novelli, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Toti Scialoja, Tancredi, Giulio Turcato ed Emilio Vedova.
Nell’arte di Alberto Burri, combustioni, iuta e vernici creano tensioni e contrasti, alimentando una carica emotiva densa e viscerale. Le opere di Lucio Fontana aprono lo spazio pittorico verso un’altra dimensione con tagli e buchi, dando vita ai celeberrimi “concetti spaziali”. Nella pittura di Emilio Vedova il gesto si fa denso e drammatico, mentre Capogrossi costruisce un alfabeto segnico archetipico e immaginario. Afro affida al colore la memoria, in modo lirico ed evocativo, Carla Accardi utilizza il segno e il colore per creare strutture visive ritmiche e vibranti.
Le opere in mostra, provenienti dalla Corporate Collection BPER e da prestiti pubblici e privati, creano un percorso in cui superfici, tracce e colori parlano direttamente ai sensi e all’immaginazione.
Dal vuoto primordiale della Teogonia ai concetti spaziali di Fontana, il caos si rivela sempre come soglia, mai come fine, configurandosi come uno spazio aperto da cui può nascere qualcosa. È questa la stessa energia che il festivalfilosofia – dedicato proprio al caos – sceglie di indagare: non disordine da temere, ma condizione generativa e passaggio necessario verso forme di pensiero e di mondo. Che sia gesto, materia informe su una tela o interrogativo filosofico, il caos non è l’opposto all’ordine, ma condizione primordiale e necessaria affinché questo ordine sia possibile.