Collezione Tour dei 100: selezione di opere d'arte | BPER La Galleria - BPER GALLERIA
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Modena Via Scudari, 9, 41121 Modena
Clio, musa della Storia
La pensosa fanciulla, incoronata d’alloro e con un ampio mantello azzurro a coprire la veste rosa e la sottile camicia bianca, spicca su un fondo tenebroso, reggendo nella mano destra una tromba e nella sinistra un libro. Come ha scoperto Lucia Peruzzi, sono proprio questi gli attributi che Cesare Ripa (1603) imputa alla raffigurazione della musa Clio. Maestro rinomatissimo nel campo della decorazione ad affresco negli anni del ducato di Francesco I d’Este, ma raro nella pittura su tela, della sua produzione da cavalletto si conoscono pochi esemplari, tra i quali emerge questo dipinto per la ricercatezza del soggetto e la raffinatezza della stesura. La nobiltà classica della figura e la sua intonazione aristocratica rimandano alla formazione reniana dell’artista lorenese, filtrata però attraverso la verve ancora manierista della sua cultura d’origine. Si tratta di un’opera eseguita prima del suo soggiorno a Roma (1644-1646), i cui frutti si coglieranno nel linguaggio libero e corsivo della Galleria di Bacco nel Palazzo Ducale di Sassuolo (1650-1652). Nel dipinto in oggetto lo sguardo assorto e la vena di malinconia che attraversa il volto rimandano alle prime eroine della Camera dell’Amore o al Genio delle arti nelle prime sale del palazzo che furono decorate (1640).
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Jean Boulanger
Non si conoscono dettagli sui suoi primi anni in patria. L’apprendistato presso Guido Reni a Bologna gli garantì il ruolo di artista di corte di Francesco I dal 1638. Da allora si affermò come interprete della cultura estense, soprattutto come frescante. Nel 1639 guidò una grande squadra di pittori nel rinnovato Palazzo Ducale di Sassuolo, trasformandolo in un palcoscenico per i complessi programmi culturali di corte. Dopo un viaggio a Roma (1644-1646), tra il 1650 e il 1652 realizzò il capolavoro della Galleria di Bacco, con le quadrature di Monti e i festoni dei Cittadini. Parallelamente, dipinse opere sacre come la pala di San Giorgio a Sassuolo e il Martirio di sant’Andrea a Reggio. Il suo ricco repertorio decorativo fu replicato negli affreschi della Villa delle Pentetorri (1656-1666), purtroppo distrutta.